Recensioni

31/08/2016

di Luca De Biase

Alessandro Fusacchia ha scritto un romanzo da leggere. La storia di un gruppo di amici che rappresentano una generazione: sradicati, solidali, straordinari. Solitari. Di certo non l’avrebbe mai chiamata “generazione esse”. Gli amici dicono che il romanzo gli è costato sei anni di ritagli di tempo (begli amici!): ma altrimenti non si capirebbe come è riuscito a finirlo uno che nel frattempo ha lavorato in posizioni di crescente responsabilità al Ministero dello Sviluppo, al Ministero degli Esteri, al Ministero dell’Istruzione, mentre avviava l’associazione Rena e contribuiva a farla crescere. Gli amici riconoscono nel romanzo alcuni riferimenti di Alessandro, che da Rieti e Gorizia è partito per Bruxelles e Roma. Cercando il suo progetto. E realizzando molto, nel frattempo.

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Il Sole 24 Ore, 21 agosto 2016

di Roberto Carnero

Nel Decameron di Giovanni Boccaccio un’«onesta» e «lieta» brigata di sette ragazze e tre ragazzi abbandona Firenze devastata dalla peste per rifugiarsi nel contado, in una villa di campagna in cui sfuggire al terribile contagio e al rischio di morte. Si tratta però anche della volontà e del tentativo di ricostituire un mondo basato su quei valori civili e morali che l’eccezionalità dell’epidemia aveva compromesso.

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