I solitari (2016)

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“Stiamo perdendo le nostre radici”, aveva continuato Massimo con la forchetta in mano. “E non venirmi a dire che è sempre successo, che gli italiani sono emigrati a milioni nell’Ottocento, o dopo la Guerra. Questa volta è diverso. Noi non emigriamo, siamo solo in continuo movimento. Ci spostiamo due anni in una città, tre anni in un’altra, sei mesi in un’altra ancora. Non facciamo nemmeno in tempo ad acclimatarci. Perdiamo le nostre radici, ma senza più riuscire a metterne di nuove”.

Sei amici trentenni, nel pieno delle loro carriere, decidono di prendersi una lunga pausa da tutto. Passeranno alcuni mesi isolati in un borgo di ruderi circondato dai faggi, con manovali immigrati, anziani del posto, Serena, Petra, e un elefante. Ciascuno con il proprio segreto, e tutti con una promessa comune da mantenere.

I solitari è un ritorno a casa epico. È un romanzo su ciò che ci aspetta quando lasciamo andare tutto ciò che di importante abbiamo creduto di possedere fino a quel momento.


Nota dell'autore

Dovrei scrivere che ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. Ma non è così. Non è mai così.
Ci sono molte cose vere ne I solitari. Anche se in alcuni casi ho volutamente mescolato le storie e i ricordi; in molti altri ho deciso di contraddire la realtà; e raramente ho riprodotto un sentimento così come era stato vissuto.
Perché certi conti è meglio non farli, se sospettiamo che poi magari tornano.

Pubblicato da Cooper, 2016.

 


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