Manolo Abrignani

(Roma 1980) Startupper e mentore, si è ritrovato per gioco a far parte di uno dei più importanti gruppi creativi italiani dell’era “dotcom”. Nel 2010 inizia a far parte del nascente ecosistema startup italiano, diventando co-founder di Qurami, la prima app elimina code al mondo. Nel 2016 è diventato mentor di Level39, il più grande acceleratore a Londra per le startup nell’ambito Fintech e Smart Cities. Seppure di formazione economica, ha sempre ritenuto che la creatività sia ciò che connette le discipline tra loro. Per lui, vendere è una forma di narrazione. Per questo negli ultimi tre anni è tornato a studiare, prima alla Scuola Holden e poi presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Trento per il master in Previsione Sociale. 


Qualcosa di particolarmente emozionante a cui stai lavorando adesso?

Qurami è sempre qualcosa di emozionante, oggi come sei anni fa. Restituire alle persone il tempo che altrimenti sarebbero costrette a sprecare inutilmente mi procura ancora quotidianamente emozione. Credo sia legato al fatto di vedere le conseguenze concrete di ciò che abbiamo inventato. E poi mi emozionano molto gli ultimi studi in Previsione Sociale a Trento, che mi hanno aperto un grandissimo interesse verso quello che al MIT di Boston è stato definito “Futurology”, che altri chiamano “Futurism”, ma che nel mondo accademico è più noto come “Futures Science”, ovvero la scienza di creare modelli predittivi su diverse scale temporali, per capire quali siano gli scenari futuri più plausibili. Così, partendo da Trento, sto cercando di dare il mio contributo nella creazione del primo polo italiano per le Futures Science. Credo profondamente che questo tipo di approccio alla complessità debba essere una parte integrante dell’offerta formativa nelle scuole medie e superiori. Skopìa, la startup innovativa nata come spin-off del master di Previsione Sociale, è partita da questo credo e ne ha fatto la sua attività principale. Tra l’altro sono convinto che anche il policy-making debba tenere conto di queste competenze, vista la difficoltà progettuale che è intrinseca quando si producono regole che partono dal presente e si estendono nel futuro. L’errore che fanno in molti, infatti, è di immaginare il futuro come un filo tirato in avanti e legato al presente. Non è così.

 

L’esperienza più interessante che hai fatto negli ultimi anni?

Ricevere negli uffici di Qurami il CFO di Apple, Luca Maestri, e – in direzione contraria – andare nei suoi uffici a Cupertino è stata una doppia esperienza davvero interessante. Avere la possibilità di provare a comprendere il “gigante” seduti sulla sua spalla, e per un attimo vedere il mondo da quell’altezza, ha un fascino non comune. Ti ispira ben oltre ciò che ti eri immaginato. In generale, poter vedere dall’interno, seppur fugacemente, il livello di complessità che c’è dietro un prodotto o un servizio destinato a cambiare le abitudini comportamentali di milioni di persone in tutto il mondo porta con sé una profonda riflessione su ciò che il System Thinking sta cercando di far diventare una scienza. Vale a dire, come mappare variabili e correlazioni per poi apportare esattamente le modifiche di cui abbiamo bisogno per generare gli equilibri che desideriamo. 

 

Una lezione che hai imparato e che racconteresti ad una platea di studenti?

Se una cosa la immagini, se la visualizzi, significa che la puoi fare. Molto spesso mi è stato detto che non era possibile parlare con questo direttore generale, con quell’amministratore delegato, o – ancora peggio – con quella personalità. Ho scoperto invece che alla fine ci puoi riuscire. Che nessuno è inarrivabile, ma anche che per arrivare da qualcuno devi avere un messaggio da portare. Alle volte ci arrivi scrivendo delle semplici email, altre volte facendo una telefona a freddo, altre ancora approfittando di un’opportunità concreta, incontrando una persona magari per caso su un treno o un aereo, oppure piantonandola ad un evento. Alle volte bisogna avere tanta buona educazione e un po’ di faccia tosta. Soprattutto, bisogna sapere calcolare il rischio. E bisogna correrlo. Capita che sia un rischio misurato: sai che se va male avrai fatto una pessima figura con qualcuno di importante. Amen. Altre volte il rischio è decisamente più grosso. Quello più grosso che ho corso io è stato chiedere a mio padre un prestito ponte per la mia startup. Eravamo in una fase avanzata di un investimento, e il finanziatore stava cercando di metterci in difficoltà allungando i tempi di negoziazione. Le spese correvano e l’unico modo per non cedere a condizioni contrattuali ostili – per non dire capestro – era quello di trovare una fonte temporanea di sussistenza. Con i miei soci calcolammo il rischio e così, preso il coraggio a due mani, chiesi a mio padre di passare in ufficio una sera. Aveva appena ricevuto 40 mila euro di liquidazione dopo 42 anni di servizio come dipendente comunale. Ebbe la grande dote di saperci ascoltare e ci prestò il denaro. Ci vollero quasi 9 mesi per restituirglielo. Ma se oggi Qurami è l’azienda che è, lo deve anche a un padre che ha avuto fiducia in un gruppo di ragazzi di oltre trent’anni più giovani di lui. Eccola la lezione: una persona meticolosa e scrupolosa che decide di fare un’apparente follia. Non credo sia stata soltanto fiducia nel figlio. Non è stata una questione di capacità, ma di responsabilità. Sapeva che avremmo fatto di tutto per ripagarlo. E per noi è stato un gesto unico. Il più bell’esempio di avvicendamento generazionale che ho vissuto finora.

 

Una cosa che non hai ancora fatto ma che prima o poi farai?

Vorrei programmare con le schede dell’Internet delle Cose (IoT), come Arduino e RaspberryPi. Non ho mai programmato in vita mia, ma una metà l’ho passata in mezzo a programmatori. L’altra metà l’ho passata costruendo con i lego prima, e inventando servizi poi. Sarebbe bello un giorno catalizzare tutto in una creazione che mi dia l’opportunità di capire cosa significhi veramente fare quello che poi ho sempre venduto: un’applicazione software. Sarebbe bello anche per immergersi nell’Internet delle Cose e capire meglio, in questo modo, il mondo che sarà. O meglio, il mondo che è già.

 

Una persona che conosci bene e con una storia assolutamente da non perdere?

Non si tratta di una persona, ma di un gruppo di persone. Si chiamavano “Chimp co.” e sono stati uno dei gruppi creativi nell’interactive industry dal 2000 al 2005. Hanno avuto clienti internazionali del calibro di Mazda USA, ESPN, Boeing. Avevano meno di 25 anni. Dopo il 2006 si sono divisi per poi rincontrarsi oggi da professionisti maturi. Ecco i nomi e le relative opere simbolo: Lorenzo “LRNZ” Ceccotti, fumettista di Golem; Marcello Crescenzi, illustratore di RaiseAbove.it ; Mauro “Maurky” Staci, programmatore, musicista con MAT64; Gianluca Abbate, video-maker vincitore del Torino Film Festival con il corto PANORAMA; Raffaele Martirani noto come Panoram, musicista prodotto RedBull Music Academy. Hanno tutti una storia molto interessante e molto diversa l’una dall’altra, ma sono comunque tutte ricche di significato creativo e culturale della città di Roma e di un momento dell’Italia intera. Ogni tanto ripenso a quel periodo, a quel gruppo, a quelli che un tempo erano amici, a quello che solo i tuoi coetanei possono insegnarti. A come siano spesso i tuoi compagni a decidere il viaggio, ma solo tu a sapere cosa vorrai imparare strada facendo. 

 

7 luglio 2017

Le interviste