Persone da non perdere

 (Venezia 1965) Artista relazionale, dopo la laurea magistrale in arte nel 1987 parte con una borsa di studio, un baule e la sua bicicletta per gli Stati Uniti, dove studia un master in Fine Arts alla University of California Santa Barbara. Inizia ad insegnare come fare arte insieme nella società prima all’Art Institute di San Antonio, poi a Carnegie Mellon di Pittsburgh e all’Art Institute di Chicago. Nel 1992 conosce Stefania Mantovani e Valter Tronchin, con cui fonda l’associazione multidisciplinare artway of thinking. Con l’obiettivo di creare bellezza condivisa nel mondo e agevolare i processi di co-creazione sviluppa insieme ad artway la Co-Creation Methodology, applicandola in oltre 60 progetti di sviluppo socio-culturale a livello internazionale e formando migliaia di persone. Gira il mondo alla ricerca di quelle piccole comunità che condividono la saggezza archetipa dello stare insieme e perseguono la relazione armonica tra essere umano e natura.

Qualcosa di particolarmente emozionante a cui stai lavorando adesso?

Vivo tutto come uno perenne avventura. È solo se hai questo atteggiamento che ti capitano le cose più imprevedibili. Un giorno un tizio che avevo visto solo qualche volta mi chiede un appuntamento in un bar davanti alla stazione di Pisa. Vado all’incontro volentieri – nonostante abbia le stampelle per un intervento alla gamba sinistra che ho fatto poco prima – perché lo stimo e so che avrà qualcosa di interessante da raccontarmi. Alto, snello, vestito classico, capelli neri, occhiali. Non è il mio tipo, decisamente. Ma dietro quegli occhiali vedo una scintilla luminosa, ed è quel dettaglio che mi attira. Mi racconta che l’unico modo per cambiare questo Paese è impegnarsi in prima persona, mettendoci la faccia. Mi dice che è il momento di dare voce e spazio alle tante persone che veramente credono che l’Italia abbia delle potenzialità da mettere a sistema e meriti una rinascita. Serve una visione di futuro, un progetto a medio termine su cui costruire le prossime politiche. Mi parla delle straordinarie capacità dei giovani – di tanti giovani che anche lui conosce – della necessità di riformulare la relazione tra formazione e lavoro, poiché i lavori di oggi non saranno quelli di domani. Del mettere al centro le donne perché il loro sguardo è un tassello fondamentale nella gestione del cambiamento. Parliamo di cultura e di imprese culturali come il vero valore aggiunto di questo Paese, che necessita di un piano per dar vita ad un nuovo Rinascimento. Sono parole che si sciolgono nel mio cuore, è la mia coscienza che parla. “Voglio impegnarmi in politica. È l’unica cosa che sento vera in questo momento, ma non trovo partiti capaci di proiettarci verso il futuro. Voglio fondare un movimento, ma non posso fondarlo da solo. Non so tu cosa ne pensi, se ci hai mai pensato ma stiamo creando un primo gruppo da cui partire e mi piacerebbe che ci fossi anche tu fin dall’inizio. Te lo chiedo perché penso alla politica come ad un processo di ascolto e attivazione delle persone che vivono i territori. Penso che dovremmo reinventare nuovi rapporti tra rappresentanza politica e cittadini; e che serva offrire alle comunità strumenti per fare politica nel contemporaneo dove consapevolezza, responsabilizzazione e condivisione vengano messe al centro delle proposte politiche. Le tue competenze ci saranno preziose: per attivare questi processi partecipativi e creativi e per formare gruppi capaci di leggere la complessità e gestire il cambiamento”. Ecco, nella vita ti capitano momenti in cui ciò che stai sentendo è talmente catartico che il cervello smette di pensare e il corpo viene inondato di adrenalina. Sono quei momenti fantastici in cui la vita ti spiazza, ti fa mancare il fiato presentandoti una nuova realtà inesplorata. E tu prendi fiato e decidi di immergerti, come fanno i grandi cetacei. Da un anno e mezzo è questa cosa qui – che abbiamo chiamato Movimenta – la cosa più emozionante a cui sto lavorando.

 

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