Persone da non perdere

(1979) È un avvocato europeo dei dati e della privacy. Presiede l’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati, e nel 2011 ha co-fondato quello che è oggi uno dei principali studi legali italiani in materia di diritto delle nuove tecnologie e protezione dei dati. Insegna queste materie in diverse università e master, ma non ha mai intrapreso una carriera accademica. Da giovane, per sei anni, ha fatto il libraio. Scrive libri, non solo giuridici, per passione e per professione. Fatica a stare fermo ed è sempre in viaggio, anche metaforicamente. 


Qualcosa di particolarmente emozionante a cui stai lavorando adesso?

Mi emoziona essere padre delle mie due figlie, sono loro a darmi ogni mattina la motivazione più forte per alzarmi. Per loro soffro le distanze che mi impongono il lavoro e gli altri impegni. Essere genitore è il più incommensurabile e fortunato dei drammi, in senso antico e profondo, che possa capitare a un essere umano. Non voglio, però, sfuggire alla domanda. Ci sono tanti progetti che mi stanno avvincendo in questi anni. Primo fra tutti, quello di far crescere lo studio legale e trasformarlo in una compagnia internazionale presente in tutto il mondo, diventando sempre di più un punto di riferimento legale per le imprese in materia di diritto dei dati e della privacy; questo significa anche occuparsi dei loro modelli di business più avanzati e proiettati nel futuro. Pensa che quando quindici anni fa decisi di occuparmi di privacy e dati, alcuni avvocati e professori più anziani e “tradizionalisti”, specializzati in materie classiche, mi guardavano come un esploratore strambo e condannato alla nicchia. Mi dissuadevano dal “buttarmi via” in quisquilie da smanettoni. Oggi il tema è diventato critico e pervasivo di ogni ambito, e lo sarà sempre di più nel nostro futuro, anche economico, sociale, politico. Altri progetti a cui sto dedicando energie, tempo, ed emozioni, sono il lancio nel 2019, con l’Istituto, di una academy di alta formazione; così come alcuni libri che sto scrivendo, sia da solo sia a più mani con colleghi; considero una gran fortuna potersi esprimere e avere editori disposti a fare da megafono alle tue idee. E poi c’è il CNAC – il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo – sostenuto da colossi del web e numerosi grandi studi legali italiani, con il quale aiutiamo pro bono le vittime di bullismo on line ma anche i cyberbulli, per capire come prevenire, uscirne fuori e non ripetere gli errori. Infine, sto presentando in giro per l’Italia e l’Europa un libretto abbastanza corsaro. Si intitola “Follia Artificiale”, l’ho pubblicato quest’anno e mi sta facendo finire dappertutto in dibattiti molto stimolanti su ciò che ci aspetta: io sono sempre più convinto che la sfida per tutti, per gli avvocati come per gli imprenditori, per i politici come per gli scienziati, stia ormai nella preparazione all’incontro-scontro tra umano e artificiale. Dobbiamo avere il coraggio – quella spudoratezza che ebbero i nostri Padri costituenti – di fissare nuovi diritti fondamentali per costruire uno “Stato di diritto umano”, e scongiurare così l’avvento di deputati-bot o di leggi informatiche gerarchicamente superiori a quelle umane.

 

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