GORIZIA

Ho vissuto a Gorizia dall’autunno del 1996 alla primavera del 2001 (salvo dieci mesi a Parigi per l’Erasmus). Gorizia era il posto più lontano dove, a metà degli anni Novanta, un ragazzo di Rieti potesse pensare di andare a studiare. Per fortuna, era anche tra i posti più vicini al resto del mondo. A Gorizia ho imparato cosa fosse una frontiera, e come scavalcarla. A Gorizia ho incontrato coetanei straordinari che venivano da ogni regione d’Italia; coetanei con cui non ci siamo solo conosciuti, ma anche riconosciuti. A Gorizia ho capito come “generazione” non sia solo una coorte di nati nello stesso periodo, ma anche il sostantivo che indica la possibilità di far nascere qualcosa di nuovo. Il 21 marzo 2001 mi sono laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi sui rapporti tra Africa e Europa. Il mio relatore è stato Gianpaolo Romanato. A Romanato devo la passione per la storia d’Italia del secondo Novecento, la fiducia che mi ha sempre dato, la nostra corrispondenza epistolare di quegli anni, e l’aver regalato a tutti noi – anni dopo – una biografia unica, che parlando di Giacomo Matteotti parla in realtà di ogni italiano diverso.