Marco Gay

(Torino 1976) Ha respirato l’aria dell’impresa sin da bambino. Quando l’azienda di famiglia è stata venduta, ha deciso di ricominciare da capo, e in un settore diverso. È partito nel 2000 fondando Webworking ed oggi è vice presidente di Digital Magics. Una decina di anni fa si è avvicinato – quasi per caso – a Confindustria. Con il tempo ha scoperto che era piena di storie, non solo di imprese, di altri giovani imprenditori pronti a mettersi in gioco. Oggi è al suo ultimo anno di mandato come loro presidente, e in questa veste è anche vice presidente di Confindustria. Sposato con Natasha, ha 3 figli – il maggiore di 19 anni e due gemelli di 12.

Qualcosa di particolarmente emozionante a cui stai lavorando adesso?

Sono curioso di natura e sono sempre andato a caccia di nuovi stimoli. Ed è anzitutto per questa ragione che sono finito a lavorare per incubare 100 start-up innovative, con l’obiettivo di aiutarle a crescere in Italia e ad andare nel mondo. Per quello che riguarda il mio impegno associativo, voglio provare – in quest’ultimo anno di mio mandato in Confindustria – a far diventare la nostra associazione sempre più una “comunità del cambiamento”.

 

L'esperienza più interessante che hai fatto negli ultimi anni?

Ce ne sono due che mi hanno cambiato la vita. La prima è stato riuscire ad avere la fiducia di un numero significativo di altri imprenditori – per lo più miei coetanei – dal Veneto alla Puglia, dalla produzione di liquori alla fibra di carbonio. Non ho un cognome importante alle spalle e ho capito che, per una volta, poteva essere un vantaggio. Perché potevo puntare sulla quella diffusa e genuina voglia di scoperta che ho trovato nei giovani di Confindustria – dove sono sempre più numerosi gli “imprenditore di prima generazione”. Sono entrato in questa famiglia per avere consigli, e per condividere esperienze e soprattutto il desiderio di andare da qualche parte non da solo. Pensavo che non ci fosse niente di più emozionante che avere un sogno. Ma ho scoperto cosa vuol dire avere la responsabilità di portare avanti i sogni degli altri. La seconda esperienza che mi sta cambiando la vita riguarda l’avventura che ho iniziato da poco. Dal 2000 ho passato molti anni complicati, in cui ogni mattina mi alzavo temendo che quel giorno avrebbe potuto essere l’ultimo da imprenditore. Anni da ottovolante, ma anche anni di opportunità! Fino al 2013, quando sono venuto a contatto con una una realtà affascinante, la Digital Magics, società quotata al mercato AIM – il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita – che valuta idee, team, e start-up per incubarle, farle crescere, e aiutare in questo modo progetti promettenti a diventare aziende. All’inizio ho avuto l’opportunità di partecipare come impreditore. Poi ho venduto il ramo d’azienda della mia prima società, alcune quote di una start-up fondata con alcuni amici, e con non pochi sacrifici anche economici sono diventato adesso vice presidente e socio, e ogni mattina mi alzo pensando a quale sarà il prossimo ragazzo che proverò ad aiutare affinché tiri fuori dal cassetto il progetto che ha.

 

Una lezione che hai imparato e che racconteresti ad una platea di studenti?

Non darsi mai per vinto. Sentire, lucidamente, che c’è sempre una via d’uscita. La gente parla di “seconda possibilità”. Ma di possibilità ce n’è una seconda della seconda, e così via. Serve durezza, e una infinita disponibilità a non mollare. Questa è la lezione che ho imparato quando – nel 2012 – nel momento più duro della crisi, ho sentito seriamente scricchiolare il mio lavoro, e il mio futuro, come imprenditore. C’è stato un periodo in cui tutto è diventato incerto. Mi ricordo mesi in cui non sapevamo come far quadrare i conti, e in cui i nostri dipendenti sono stati vicini come una famiglia ai miei soci e a me, aiutandoci con una disponibilità impagabile. Sono passati appena quattro anni da allora. Possiamo chiamarla fortuna, ma direi che la passione, il non dare mai nulla per scontato, e quell’aver continuato a crederci quando quasi nessuno ormai ci credeva più, alla lunga hanno pagato. Ad una platea di studenti direi che le difficoltà di oggi sono le possibilità di domani.

 

Una cosa che non hai ancora fatto ma che prima o poi farai?

Finora quello che mi interessava l’ho fatto senza aspettare, rimandare o indugiare. Ma so pure che la prossima grande cosa che voglio fare – in realtà – ancora non so qual è, perché l’esperienza mi dice che le avventure più interessanti non si programmano. Di sicuro, però, vorrei provare presto un lancio con il parapendio. Ho provato il salto con il paracadute ed è stato davvero emozionante. Adesso mi piacerebbe, magari coi miei figli, fare una esperienza simile, volando però più a lungo ed assaporando un viaggio tra le nuvole.

 

Una persona che conosci bene e con una storia assolutamente da non perdere?

Ogni giorno nella mia esperienza in Confindustria conosco molti imprenditori. Sono le loro singole storie, imprenditoriali e umane, che compongono un racconto da non perdere: quello di un’Italia giovane, innovativa e produttiva che riparte da se stessa. All’interno di questa comunità potrei citarne tante, di persone da non perdere. Ma voglio ricordare un caro amico: Enrico Gasperini. Che purtroppo abbiamo tutti perso, lo scorso anno. Enrico era un innovatore vero, che ha fondato una grande agenzia di comunicazione e ha lavorato per brand mondiali. Ha avuto il coraggio di quotarla in borsa, la prima in Italia! Poi ha fondato, con un gruppo di visionari, un’altra azienda – la Digital Magics – ed anche qui si è trattato del primo business incubator quotato in Europa! Oggi sto provando, con gli altri soci privati, a rendere ancora più grande il progetto di Enrico. Voglio ricordare lui perché è stato un esempio per tanti, e perché mi ha insegnato che avere un sogno è il primo passo per provare a realizzarlo.

10 giugno 2016