Federica Sabbati

(Trieste 1972) Nata al crocevia di culture diverse, come tutti i triestini purosangue Federica ha anche sangue veneto, goriziano, istriano. Le estati degli anni ‘80 le passa in camper con la famiglia a scoprire l’Europa, a partire dalla vicina Yugoslavia che è anche un po’ casa sua. Gli studi sono improntati alla comprensione delle culture, della politica e delle relazioni internazionali. L’interesse per la politica internazionale diventa il suo lavoro: prima dei 30 anni diventa segretario generale dell’Internazionale Liberale, e in seguito del Partito ALDE.  Poi l’esperienza nel privato, con la Coca Cola Company e attualmente per il settore termico, dove lavora come segretario generale della European Heating Industry. È  Vice Presidente del Movimento Europeo Internazionale e visita spesso la sua ex-scuola per parlare agli studenti di Europa. Vive a Bruxelles con il suo compagno tedesco e i loro due bambini, in una casa che non può che essere crocevia di culture diverse e che genera esperienze culinarie inaspettate.

Qualcosa di particolarmente emozionante a cui stai lavorando adesso?

Mi occupo di un tema che è allo stesso tempo una delle sfide maggiori del nostro tempo ed un grande assente dai discorsi della gente: la transizione energetica, cercando di costruire ogni giorno un dialogo autentico tra mondo industriale e mondo politico. Parlare di transizione energetica significa immaginare il nostro futuro di ogni giorno. L’energia di oggi è la caldaia a gas che scalda la nostra casa, la benzina della nostra automobile, l’energia elettrica che illumina le nostre strade. L’energia di domani sarà la nostra stessa casa, piccola cellula di stoccaggio e produzione di energia rinnovabile per il nostro riscaldamento o la nostra automobile elettrica. È una sfida epocale accompagnare ogni città, ogni azienda, ogni famiglia in questa transizione al mondo energetico di domani, e farlo mantenendo la competitività della nostra economia, composta da grandi aziende ma soprattutto da tante piccole imprese. Perché la cosa peggiore che potrebbe succedere è che la transizione funzioni per solo per alcuni, invece che per tutti. In quel caso, non sarebbe più sostenibile per nessuno. Bisogna far capire che la transizione energetica non è l’optional per alcuni, ma risponde ad una necessità di base che deve coinvolgere tutti; e che è una sfida urgente, dato che non manca molto al momento in cui avremo irrimediabilmente compromesso l’ambiente in cui si ritroveranno a crescere i nostri figli.

 

L’esperienza più interessante che hai fatto negli ultimi anni?

L’esperienza più interessante che abbia fatto ultimamente è stato partecipare alla campagna elettorale di +Europa nella circoscrizione Europa per le elezioni politiche dello scorso marzo. Buttarsi in politica in Italia non è una cosa scontata: la politica è noia, corruzione, e gente che sgomita per una poltrona. Eppure può anche essere un’esperienza entusiasmante di condivisione, che unisce tanta gente attorno a un’idea. Con +Europa quest’idea è che il destino dell’Italia deve iscriversi in un contesto più ampio di apertura, di crescita, di comunità. In un contesto europeo che valorizza il nostro Paese, ma che va di molto migliorato per dare soluzione alle sfide di oggi: competitività economica, opportunità per i giovani, cambiamenti climatici, ondate migratorie. Mi ha sorpreso molto la capacità di +Europa di attrarre persone che per sostenere quest’idea e darle concretezza hanno regalato tempo ed energia, trasformandosi da sconosciuti in una squadra. Si dice che per saldare un’amicizia bisogna mettere le persone a costruire qualcosa insieme. Io penso che lavorare alla realizzazione di +Europa abbia posto le fondamenta di amicizie che continueranno ad essere per me fonte di ispirazione e di approfondimento. E anche di tante risate.

 

Una lezione che hai imparato e che racconteresti ad una platea di studenti?

Ho imparato che per aver successo non bastano le tue abilità e la tua preparazione: bisogna prendere coraggio e farsi avanti. Questo vale soprattutto per le ragazze, che spesso pongono come primo limite alla loro crescita… loro stesse! Come si fa? Usando un trucco semplice: bisogna sedersi al tavolo principale. L’ho notato mille volte alle riunioni di lavoro, dove prende forma sempre lo stesso ordine di collocazione. Un uomo entra in sala riunioni e si siede al tavolo principale, probabilmente al centro. Arriva una donna e prende posto in modo da essere invisibile, magari in seconda fila. È capitato anche a me qualche volta: poi, dopo aver visto il mio capo prendersi il credito del mio lavoro, ho iniziato a farmi sentire e a scegliermi la sedia giusta. Così, a 29 anni, sono diventata la più giovane – e la prima donna – segretario generale dell’Internazionale Liberale; e più tardi il primo segretario generale di nazionalità italiana del Partito Europeo dei Liberal-Democratici (quello che oggi è l’ALDE). Sono stata al centro di una rete globale di uomini e donne politiche dal Canada al Senegal, dalla Germania a Taiwan, e ho avuto il privilegio di lavorare con alcune delle maggiori figure politiche mondiali per quindici anni. Vuoi sapere una cosa? Tutte, assolutamente tutte queste persone hanno la stessa cosa in comune: vincono le insicurezze facendosi avanti. Quindi a degli studenti, e soprattutto a delle studentesse, io direi semplicemente: “Ricordatevi che sedersi al posto giusto è essere già a metà dell’opera”.

 

Una cosa che non hai ancora fatto ma che prima o poi farai?

Sogno di scrivere un libro di cucina per stranieri, dal titolo: la pasta è un piatto nobile. Vivendo all’estero ho scoperto che la pasta è spesso vista come piatto di seconda classe: «per studenti» o «per bambini». Quando, anni fa, mi è stato detto che non potevo cucinare una pasta per i miei suoceri in visita a casa, proprio perché non era un piatto abbastanza raffinato, ho pensato che avrei raccolto tutte le mie ricette e iniziato a raccontare la pasta per come la viviamo noi: un piatto di grande nobiltà!

 

Una persona che conosci bene e con una storia assolutamente da non perdere?

La mia compagna di banco, e la mia amica di una vita Barbara Bartoli è una persona speciale. La sua storia è la storia di mille altre ragazze che magari a scuola non riuscivano sempre bene. E però è la storia di chi sa come essere resiliente, come rimettersi in piedi. Di chi ha il coraggio di ricominciare ogni volta che cade. «Nella vita ci vuole coraggio e anche un po’ de cul», dice in dialetto triestino. Ma lei la fortuna l’ha fatta arrivare con molto lavoro, con la ricerca del significato profondo delle parole e dei gesti, costruendo competenze straordinarie. Un’esperienza professionale per diverse multinazionali alle spalle, nel campo delle ricerche di mercato e del posizionamento strategico di prodotto, si è messa in gioco nel settore no-profit per fare comunicazione con Amnesty International, con cui ha realizzato alcune delle più toccanti campagne recenti come quella con Roberto Saviano #HeresToYou. Oggi è un influencer – di quelle vere, non sui social. E lavora ormai con aziende, organizzazioni e persone che hanno la voglia di mettersi in gioco per creare valore e realizzare una società più inclusiva e sostenibile. Per cambiare il mondo, per farlo un pezzettino più vivibile e bello.

 

24 novembre 2018

Le interviste